Durante la prima parte del progetto i partecipanti hanno frequentato 8 laboratori di traduzione presso il Liceo Ariosto.

La seconda parte del progetto è stata la mobilità in Germania, dal 13 al 18 febbraio. All'andata (considerando che il viaggio in pullman sarebbe durato 12 ore) ci siamo fermati ad Innsbruck, in Austria, per una visita alla città vecchia e la pausa pranzo, per poi arrivare verso sera al nostro albergo a Bensheim, l'Hotel Tobaccon.

La nostra permanenza in Germania si è sostanzialmente divisa in due momenti: le mattinate passate al liceo AKG, nostro partner nel progetto di traduzione, e i pomeriggi in visita alle città vicine.

Al liceo di Bensheim abbiamo svolto attività di traduzione condivisa con i ragazzi (ci siamo dedicati alla traduzione di due delle poesie che poi verranno pubblicate alla fine del progetto), ma anche lezioni di teatro e di musica, che con sorpresa abbiamo scoperto far parte del curriculum scolastico tedesco.

 

Il primo pomeriggio, dopo scuola, ci siamo recati a Heidelberg: la città sede della più antica e prestigiosa università della Germania (basti pensare che dei suoi 140000 abitanti, 30000 sono studenti). Attraversata dal fiume Neckar, Heidelberg è un'importante metà turistica che, non essendo stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale (la leggenda racconta che gli alleati volessero mandare lì i propri figli all'università, motivo per cui l'hanno poi risparmiata), mostra ancora i suoi palazzi storici e uno dei castelli più belli della Germania. Il castello di Heidelberg è noto in tutto il mondo. Così come la pittoresca città vecchia, ha inspirato pittori, poeti, scrittori e compositori, soprattutto i romantici tedeschi del XIX secolo (tra cui Goethe), che celebrarono Heidelberg come mito e città del romanticismo stesso. Il castello, all'interno del quale si trova anche la botte più grande del mondo, troneggia sul centro storico, offendo una visione a 360 gradi della città, del fiume e anche del cosiddetto "Sentiero dei Filosofi".

Il secondo giorno, siamo invece andati a Mainz (Magonza), città natale di Gutenberg. Qui abbiamo visitato il Museo della stampa (dove io e Nuhaila abbiamo anche provato a stampare un foglio con la stessa tecnica di Gutenberg stesso) e anche la maestosa cattedrale.

A Darmstadt, invece, abbiamo avuto l'occasione di visitare (e di ricevere una dettagliata spiegazione) la cosiddetta Mathildenhöhe: un'altra sulla quale si trovano tutte le costruzioni di un gruppo di artisti appartenenti allo Jugenstil (lo stile Liberty), fondato da Ernst Ludwig, granduca di Hesse. La Mathildenhöhe è stato un vero e proprio campo di sperimentazione e di innovazioni artistiche, oggi considerata uno dei luoghi più significativi che testimoniano la nascita dell'arte moderna. Può essere considerata come una sorta di museo a cielo aperto, il cui aspetto odierno è caratterizzato in primo luogo da edifici dell'architetto Joseph Maria Olbrich (tra i quali la Torre del Matrimonio, il Palazzo Esposizioni e svariate ville che circondano la collina).

Durante la gita a Francoforte, che è durata tutta la giornata, abbiamo poi avuto la possibilità di vedere dall'esterno la sede della BCE, alcuni memoriali in onore degli ebrei deportati e la mostra riguardante l'arte durante la Repubblica di Weimar alla famosa Schinkunsthalle. Siamo poi saliti anche sulla Main Tower, alta ben 200m, dalla quale abbiamo potuto godere di una bellissima visione panoramica di tutta la città.

Durante il viaggio di ritorno, ci siamo invece fermati a Stoccarda per visitare il Museo della Mercedes-Benz, nel quale è offerto un percorso attraverso 126 anni di storia, a partire dall'invenzione dell'automobile fino alla sperimentazione per la mobilità del futuro. La visita dentro questo edificio già interessante dal punto di vista architettonico ed estetico, ci è piaciuta molto.

Per terminare, vorrei sottolineare quanto utile sia stata questa esperienza in sé, non solo il viaggio, ma il progetto in generale. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere un diverso sistema scolastico, che propone ore curricolari di teatro e di musica (una novità che ci ha incuriosito e affascinato molto), di fare l'incredibile esperienza della traduzione condivisa insieme a ragazzi e professori. Siamo entrati in contatto con una nuova e diversa realtà sociale e culturale, con le sue abitudini e tradizioni. Personalmente ritengo che la parte più bella di un viaggio sia sempre il contatto con le persone: dal professore, al bidello, dal cameriere del bar al passante a cui chiedi informazioni, dal commesso del negozio in cui compri la cartolina alla ragazza a cui chiedi dove si trova il bagno a scuola. Perché alla fine si capisce quanto molti stereotipi siano privi di significato e di fondamento e si impara invece ad apprezzare quello che è diverso e nuovo, ad accettarlo e capirlo senza preconcetti.

È stata un'esperienza veramente intensa, a volte persino dura, per la quale abbiamo dato tanto (dalle ore di traduzione a casa, agli incontri il pomeriggio a scuola), ma dopo averla praticamente terminata, mi rendo conto che ne è valsa veramente la pena e spero con tutto il cuore che possa continuare.

Giulia Trombelli

 

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